LA COMMISSIONE EUROPEA fa “orecchie da mercante”

La risposta della Commissione europea ignora sfacciatamente ogni singolo punto della lista presentata da stopvivisection e continua a ripetere i soliti slogan triti e ritriti privi di fondamento scientifico soffermandosi in particolare sull’aspetto etico della discussione affermando ipocritamente che possa esistere un “benessere degli animali utilizzati nella ricerca e nella sperimentazione a fini scientifici”. (rif. 1)

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Il cosiddetto benessere animale
[tratto dall’articolo del Prof. Marco Mamone Capria: Antispecismo, ricerca biomedica e “Stop Vivisection”]

Tutte le volte che attivisti sotto copertura sono penetrati in laboratori di vivisezione hanno constatato (e, negli ultimi decenni, dimostrato attraverso video) che la vantata attenzione al benessere degli animali è solo una delle tante menzogne con cui i praticanti di questa crudele e pericolosa pseudoscienza cercano da più di un secolo di anestetizzare il pubblico. Una riprova della radicata tendenza all’illegalità dei vivisezionisti si ottiene facilmente considerando la violazione in Italia della legge sull’obiezione di coscienza, la 413 del 1993, perpetrata per vent’anni e ancor oggi dalla maggior parte dei dipartimenti universitari per i quali è rilevante. Se a questa legge fosse stata data la pubblicità imposta dalla legge stessa, probabilmente oggi in Italia non ci sarebbero laboratori di vivisezione.
Pertanto, quando una legge o una direttiva (come la direttiva europea 2010/63/UE) che regolamenta la sperimentazione animale parla di «protezione degli animali», è importante notare che nessuna garanzia potrà mai essere ottenuta su ciò che si fa 1) a porte chiuse e 2) da personaggi che hanno di regola “ben altre” preoccupazioni che fornire buone condizioni di vita a quel particolare tipo di materiale sperimentale che sono per loro gli animali reclusi nei loro stabulari.
Diciamo pure che chi si curasse realmente del benessere animale non vorrebbe nemmeno che esistessero stabulari annessi a laboratori, indipendentemente dal carattere più o meno invasivo delle “procedure” cui sono sottoposti gli animali destinati a questo o a quel progetto sperimentale. (rif. 2)

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La Commissione europea ha evitato accuratamente gli argomenti scientifici che riguardano il tema della vivisezione come pure di confrontarsi con il tema della validità scientifica del modello animale ignorando totalmente la richiesta di convocazione di un dibattito scientifico, con esperti di entrambe le parti (pro e contro la sperimentazione animale) in cui gli argomenti scientifici possano venire discussi in modo approfondito di fronte al pubblico e i media, nonché davanti alla comunità scientifica internazionale. (rif. 3)

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Riconversione [tratto dall’articolo del Prof. Marco Mamone Capria: Antispecismo, ricerca biomedica e “Stop Vivisection”]
Non esiste […] un problema di “che cosa fare per il progresso medico qualora la vivisezione fosse abolita”, perché ogni reale progresso medico è avvenuto sulla base di osservazioni e prove cliniche o epidemiologiche (quantunque possa essere stato, a volte, ispirato da ogni sorta di opinioni inconsistenti, fantasie o superstizioni: e questo vale non solo per la medicina, ma per ogni disciplina scientifica).
Quanto ai test di tossicità su animali, ormai tutti sanno che lungi dal costituire una tutela per i cittadini, sono un gioco d’azzardo sulla salute collettiva – quando sono applicati, beninteso, perché quasi 100mila sostanze sono state messe in commercio prima del 1981 senza aver mai superato alcun test di tossicità, né buono né cattivo. Ora, chi ha cercato di evitare il più possibile di fare test sulle sostanze che commercializzava non è esattamente il soggetto più indicato per scegliere i test più accurati e affidabili. Quindi il fatto che i rappresentanti dell’industria chimico-farmaceutica si dicano generalmente soddisfatti della continuazione indefinita dei test su animali come canone aureo (ed esercitino forti pressioni sulle istituzioni europee a tale scopo) dovrebbe indurre a qualche riflessione anche i più ingenui.
Un problema reale è invece “che cosa far fare ai vivisettori qualora la vivisezione fosse abolita”: il problema della riconversione professionale. Inutile nasconderselo: è un problema essenzialmente insolubile. È chiaro che si tratta di educare le nuove generazioni di ricercatori (ma già ce ne sono molti attivi che non sperimentano su animali), mentre è molto improbabile che chi per decenni ha sviluppato tecniche e abitudini di lavoro e di pubblicazione legate alla manipolazione di animali possa “riconvertirsi” facilmente. Anche solo adattarsi alla nuova immagine di sé che nasce dall’ammissione, pubblica o privata, di aver costruito una carriera su un inganno è più di quanto ci si possa aspettare da un normale professionista.
È per questo che l’abolizione della vivisezione non nascerà mai dalla comunità vivisezionista, legata peraltro a grossi e ben noti interessi industriali e, mediante alleanze accademiche ed editoriali, ad altre comunità di ricerca. Analogamente, non c’è mai stata, e non penso ci sarà mai, una riunione internazionale delle società astrologiche che abbia prodotto un documento finale in cui si dichiarasse che l’astrologia è una pseudoscienza (“In perfetta buona fede abbiamo ingannato l’opinione pubblica per alcuni millenni: scusateci tanto!”). Se questo punto non è compreso, è inutile, e anzi incoerente, perdere tempo a discettare non solo di metodi “alternativi”, ma anche di metodi “sostitutivi” della vivisezione. La vivisezione non va “sostituita”: va abbandonata, e il primo passo è toglierle l’avallo delle normative medico-sanitarie. (rif. 4)

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L’UE afferma che la sperimentazione sugli animali debba essere gradualmente abolita e lo pone come “obiettivo ultimo della legislazione unionale”. Ma in realtà se l’UE fosse veramente impegnata a difendere il benessere degli animali e se si fosse veramente prefissata di onorare questo impegno cercando di proteggere nel contempo anche la salute umana e l’ambiente, allora l’ABOLIZIONE DELLA VIVISEZIONE non sarebbe “un suo obiettivo ultimo” ma il suo primo vero obiettivo.

La sperimentazione animale non ha mai subito il processo di “validazione”, che oggi viene giustamente richiesto per l’approvazione dei nuovi metodi d’indagine tossicologica. E nonostante ciò, i dati ottenuti sugli animali vengono ancora usati come “gold standard” proprio per l’approvazione di questi nuovi metodi d’indagine tossicologica. (rif. 5)

Finché si riterrà legalmente valida la sperimentazione sugli animali ai fini dell’estrapolazione dei risultati sull’uomo, l’industria farmaceutica si troverà dotata (come finora è accaduto) di un’insostituibile corsia d’accelerazione per la commercializzazione dei suoi prodotti. ‘Insostituibile’ perché la vivisezione dà per lo più responsi ambigui e quindi suscettibili di essere interpretati nella direzione che si vuole, al contrario di quanto succederebbe con metodi di valutazione realmente scientifici. Si noti che le normative attuali prevedono che sia proprio l’industria farmaceutica a dover eseguire le prove di tossicità e di efficacia dei farmaci, e a doverle documentare agli organismi sanitari al momento della domanda di approvazione. (rif. 6)

Infatti alla irricevibile risposta della commissione europea si può inoltrare anche il COMUNICATO STAMPA STOP VIVISECTION del 26/03/2015 che fu scritto per rispondere alla Dichiarazione di appoggio alla Direttiva 2010/63/UE promossa da 120 enti pubblici e privati europei favorevoli alla sperimentazione animale. (rif. 7)

Non è un “caso” che la Commissione europea continua a sostenere il principio obsoleto delle 3R spacciandolo per un “metodo alternativo” ed un “percorso da adottare” ma che in realtà risale alla definizione elaborata nel 1959 (oggi siamo nel 2015 per intenderci) da Russel e Burch: Refinement (Raffinamento), Reduction (Riduzione) Replacement (Rimpiazzamento) che è stato un vero e proprio regalo ai vivisettori ed alle lobby coinvolte.

Di queste, solo la “R” del Replacement (Rimpiazzamento) è davvero accettabile ma non viene praticamente mai utilizzata fino a che la vivisezione continuerà a restare legale e fino a che verrà considerata “necessaria” senza aver alcun fondamento storico e scientifico a sostegno di tale tesi.
Da un punto di vista scientifico non ha alcun senso continuare a sperimentare sugli animali, cambiando solo il numero di animali, o la specie, e le modalità dell’esperimento. Quanto ricavato sugli animali non sarà applicabile all’uomo. Potrà esserlo o non esserlo, ma lo si saprà solo DOPO aver provato la sostanza in esame sull’uomo.
In generale, comunque, quando si parla di “metodi alternativi” si continua ad applicare la regola delle 3R, e quindi non tutti quelli che sono definiti come “alternativi” sono metodi senza l’uso di animali (vivi o morti)”.

Sarebbe sufficiente leggere a proposito la pagina 117 dell’edizione Calderini di “Vivisezione o scienza” di Pietro Croce che inizia un apposito capitolo “RRR: un generoso regalo ai vivisettori” con le seguenti parole: “I vivisettori e vivisezionisti dovrebbero professare una immensa gratitudine a Russell e Burch, che nel 1959 ebbero questa brillante idea a sostegno della vivisezione”.
Le 3R sono in definitiva un modo per fare accettare il principio (errato) del modello animale.

Su questo modello inattendibile ed antiscientifico si sono arroccati fino ad oggi (continuando a farlo in maniera sfacciata), i più grandi poteri legati all’industria ed alla scienza.

La storia si ripete e peggiora sempre di più quando “non si può svegliare chi fa finta di dormire”
(rif. 8)

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Concludendo:

“Stop Vivisection” o la democrazia dimezzata dell’Unione Europea [tratto dall’articolo del Prof. Marco Mamone Capria: Antispecismo, ricerca biomedica e “Stop Vivisection”] – (rif. 9)

[…] In altre parole, il primo passo da compiere è, oggi, di natura politica.
Non credo che sia utile organizzare un ennesimo dibattito tra specialisti. Una maggioranza di ricercatori a favore e contro la vivisezione possono anche essere disposti a rassegnarsi a un “eterno” disaccordo, e lasciare, per quieto vivere accademico, che ognuno continui a fare ciò che gli pare. Sono i cittadini che non possono più aspettare che la tutela della propria salute rimanga ancora nelle mani di una classe di indovini e/o giocatori d’azzardo. Sono i cittadini che hanno il diritto di esigere che certi “autorevoli” scienziati siano portati a rispondere, anche in sede giudiziaria, delle proprie false rassicurazioni e dei danni, a volte catastrofici, che queste hanno prodotto in campo ambientale e sanitario.

Purtroppo, come la vicenda dell’iniziativa di cittadini europei “Stop Vivisection”, sebbene ancora non conclusa, sembra confermare una volta di più – mi riferisco in particolare alla risposta della Commissione Europea (CE) del 3 giugno scorso –, ci sono forti resistenze istituzionali a operare cambiamenti contrari agli interessi di certe minoranze professionali e industriali.

Nel caso di “Stop Vivisection” trovo particolarmente inquietante che la CE non abbia esitato a violare il fondamentale Principio di Precauzione previsto dalla legislazione europea. Tale principio (di cui molti cittadini europei hanno solo un’idea vaga) afferma che, in presenza anche solo di una minoranza qualificata di scienziati che attribuisca un grave rischio all’esposizione dei cittadini a certe sostanze, l’Unione Europea deve tenere in «debito conto» il parere di tale minoranza, e la mancanza di una piena certezza scientifica non può essere utilizzata «per giustificare l’inazione». L’adozione della tossicologia e farmacologia vivisezioniste nelle normative europee è appunto una porta aperta all’esposizione legale di cittadini europei a sostanze e altri agenti che invece una minoranza qualificata di scienziati, negando valore alle certificazioni di sicurezza basate sulla sperimentazione animale, considera pericolose o provatamente dannose. Pertanto, quando la CE, nella sua risposta, ha ignorato il parere degli scienziati antivivisezionisti, ha violato palesemente il Principio di Precauzione.

La questione della inaffidabilità del “modello animale” era chiaramente esposta nel testo della petizione firmata da oltre un milione di cittadini europei. La CE, nella sua risposta, ha finto di ritenere che Stop Vivisection fosse una «mobilitazione dei cittadini europei a sostegno del benessere degli animali»: nello scrivere questo essa ha aggiunto la beffa al mancato rispetto della legislazione europea.

E allora che fare? La normativa comunitaria, pur ammettendo le iniziative di cittadini europei, prevede una procedura che permette alla CE di aggirarle quanto al merito – in campo medico-sanitario come in ogni altro. Infatti non ammette una vera procedura di ricorso nemmeno contro risposte manifestamente inappropriate e “di parte” (come appunto quella di cui qui si tratta). I portavoce dell’iniziativa possono solo richiedere, e hanno reso noto che lo faranno, l’intervento della figura del Mediatore Europeo, ma l’ultima parola resta comunque alla CE. Si può solo sperare che tale mediatore (che dal 2013 è l’irlandese Emily O’Reilly) abbia volontà e capacità di persuasione sufficienti a indurre la CE a modificare la sua posizione. Ma è chiaro che ci troviamo qui di fronte a un altro dei gravi limiti della rappresentanza offerta ai cittadini dell’Unione Europea dalla vigente legislazione.

Vorrei concludere con un’osservazione generale. L’intera ricerca biomedica, in particolare in tossicologia e farmacologia, è da decenni segnata da un profondo declino di credibilità. Non è un discorso che sentirete mai fare in una serata televisiva dedicata alla medicina, ma è un fatto documentato e ormai riconosciuto nelle sedi più autorevoli. La vivisezione sopravvive in questo clima, eticamente ed epistemologicamente deteriorato. Eliminarla è un “primo gradino”, ma ricreare un’atmosfera in cui la ricerca, con qualsiasi metodica, possa dare un genuino contributo al progresso sociale è qualcosa che richiede la collaborazione tra scienziati e laici alla definizione degli obiettivi, alla sorveglianza sulle pratiche, e al controllo dei risultati.

Riferimenti:

1. DOSSIER Brussels, 11 May 2015 – http://www.stopvivisection.eu/sites/default/files/dossier_-11_may_2015.pdf

– Entro il 3 giugno la Commissione Europea era tenuta a dare risposta scritta alle richieste di STOP VIVISECTION

https://www.facebook.com/HansRueschPerlaAbolizioneDellaVivisezioneOra/photos/a.504882349589616.1073741840.469925656418619/835274756550372/?type=1

– Risposta della Commissione: Data della decisione: 03/06/2015
Documenti ufficiali connessi alla decisione:
http://ec.europa.eu/citizens-initiative/public/initiatives/finalised/details/2012/000007?lg=it

• Comunicazione (IT) – http://ec.europa.eu/environment/chemicals/lab_animals/pdf/vivisection/it.pdf
• Communication (EN) – http://ec.europa.eu/environment/chemicals/lab_animals/pdf/vivisection/en.pdf
• Communication (FR) – http://ec.europa.eu/environment/chemicals/lab_animals/pdf/vivisection/fr.pdf
• Mitteilung (DE) – http://ec.europa.eu/environment/chemicals/lab_animals/pdf/vivisection/de.pdf

2. Il cosiddetto benessere animale: http://www.hansruesch.net/articoli/StopViv.html#__RefHeading__417_1719115007 – [tratto da un articolo del Prof. Marco Mamone Capria: Antispecismo, ricerca biomedica e “Stop Vivisection” – http://www.hansruesch.net/articoli/StopViv.html%5D

3. COMUNICATO STAMPA STOP VIVISECTION 05/06/2015 – Una risposta fortemente deludente: http://stopvivisection.eu/it/content/comunicato-stampa-stop-vivisection-05062015)

4. Riconversione – http://www.hansruesch.net/articoli/StopViv.html#__RefHeading__423_1719115007 [tratto da un articolo del Prof. Marco Mamone Capria: Antispecismo, ricerca biomedica e “Stop Vivisection” – http://www.hansruesch.net/articoli/StopViv.html%5D

5. – Bruxelles, 16 febbraio 2015 – http://stopvivisection.eu/sites/default/files/spedizione_it.pdf
Un caso esemplare: il fumo di tabacco: https://www.facebook.com/HansRueschPerlaAbolizioneDellaVivisezioneOra/photos/a.470063883071463.1073741831.469925656418619/522308724513645/?type=3&src

6. “scientismo, cioè quella degenerazione della scienza che ha trasformato ciò che un tempo s’intendeva per scienza nel suo opposto: in una religione, un dogma, che sarebbe eresia mettere in dubbio o contestare; che va accettata come si accetta, per l’appunto, una religione, ciecamente, senza discutere e soprattutto senza riflettere” – https://www.facebook.com/HansRueschPerlaAbolizioneDellaVivisezioneOra/photos/a.530716690339515.1073741844.469925656418619/705565092854673/?type=1

7. COMUNICATO STAMPA STOP VIVISECTION 26/03/2015 – http://stopvivisection.eu/it/content/comunicato-stampa-stop-vivisection-26032015

8. Le 3R sono state un penoso fallimento: https://www.facebook.com/HansRueschPerlaAbolizioneDellaVivisezioneOra/photos/a.504882349589616.1073741840.469925656418619/578807868863730/?type=3&src

– NO ALLA PROPOSTA DI LEGGE 2157 – ex PDL 5442 – http://www.equivita.it/No_alla_Pdl_2157.htm

9. “Stop Vivisection” o la democrazia dimezzata dell’Unione Europea
http://www.hansruesch.net/articoli/StopViv.html#__RefHeading__425_1719115007 – tratto da: http://www.hansruesch.net/articoli/StopViv.html

Informazioni:

– il seminario al Parlamento Europeo a Bruxelles tenuto il 16 ottobre 2014 per iniziativa del Movimento 5 Stelle, “Tutelare la salute dal business della malattia”, http://www.youtube.com/watch?v=jMRXiPVVXC4;

– gli articoli archiviati sul sito della Fondazione Hans Ruesch per una Medicina Senza Vivisezione (www.hansruesch.net), in particolare “Vivisezione: un po’ di chiarezza sul dibattito in corso”, http://www.hansruesch.net/articoli/unpodichiarezza.pdf);

– il libro Scienziati e laici, di prossima pubblicazione.

La risposta della CE del 3 giugno a cui si è fatto riferimento è disponibile in: http://ec.europa.eu/environment/chemicals/lab_animals/pdf/vivisection/it.pdf .

Sui poteri del Mediatore Europeo:
http://www.ombudsman.europa.eu/media/it/default.htm

Sull’inesistenza di una procedura di ricorso nel caso che la CE si rifiuti di soddisfare le richieste di una ICE:
http://ec.europa.eu/citizens-initiative/public/faq#submission

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Links to Scientific Reports
http://www.stopvivisection.eu/en/content/links-scientific-reports

JUST SAY NO: 66 articoli che rendono la Direttiva 2010/63/UE moralmente, politicamente e scientificamente inaccettabile
http://www.stopvivisection.eu/it/content/just-say-no

Stop Vivisezione, l’Europa ignora oltre 1 milione di firme. La battaglia continua: http://www.beppegrillo.it/movimento/parlamentoeuropeo/2015/06/stop-vivisezione-vin.html

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Fonte: https://www.facebook.com/HansRueschPerlaAbolizioneDellaVivisezioneOra/photos/a.504882349589616.1073741840.469925656418619/845902342154280/?type=1

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